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NORMALE O STRANO?

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  Vi siete mai resi conto di quante volte capita di assegnare aggettivi che hanno significato opposto, convinti però che sia quello appropriato? Giusto/Sbagliato, Buono/Cattivo, Normale/Strano…; ecco in particolare proprio sulle definizioni di Normale contro Strano, c’è da notare quanto queste siano soggettive, dipendenti si dalle proprie convinzioni, come giusto che sia, ma spesso relative al contesto in cui si cresce, alla società che ci circonda e alle abitudini conseguenti che ne derivano, facendogli assumere in base a questo un significato per così dire opposto. Da tempo in tante occasioni si è arrivati al paradosso: essere definito “strano” quando fai qualcosa di positivo, responsabile, corretto, quindi diciamo normale. Sono finito su questo tema a seguito di una recente discussione sull’utilizzo del telefono mentre si è alla guida, pur consapevole che è abitudine consolidata di tantissimi. Mi è capitato spesso di criticare chi armeggia con questi, distraendosi, considerand...

LIBERTÀ, DA/DI FESTEGGIARE

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Siamo all'80° anniversario della liberazione dal nazifascismo. Chissà per quanti anni si celebrerà ancora nel futuro... Credo sempre di meno man mano che si perderà la memoria del significato, con le generazioni che l'hanno vissuto quel giorno ma soprattutto che hanno vissuto il periodo precedente e che quindi sanno cosa significa non averla la libertà, che pian piano vanno scomparendo; così come scompariranno, a seguire, quelli come me, che hanno sentito i loro racconti vissuti in prima persona e a cui perciò è stato tramandato il ricordo pressoché vivido, che appunto nel tempo diverrà nelle nuove generazioni sempre più evanescente, lontano, insignificante, senza capire che la libertà non è sempre scontata. Teniamocela stretta questa festa della liberazione, perché non credo ce ne sarebbe un'altra. Speriamo innanzitutto che non ce ne sia mai la necessità, ma di certo quello che è avvenuto 80 anni fa è potuto accadere grazie a persone che oggi non esistono più: uomini e don...

RAGIONE Vs IRRAZIONALITA’

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  Mi capita spesso di auspicare un veloce avvento delle auto a guida autonoma, per sopperire alla stupidità umana, contando sul fatto che un mezzo “intelligente” non beve, non si droga, non è stanco, non si addormenta, non fa il “fenomeno”, non è nervoso, non soffre di dipendenza da cellulare, rispetta le regole. Quando la tecnologia entrerà a regime ci sarà conseguentemente un drastico calo di incidenti, feriti, morti sulla strada, con indubbi benefici per tutta la comunità. Difficilmente si arriverà all’azzeramento totale, perché ci sarà sempre l’imponderabile, la situazione “nuova” in cui la macchina si troverà in difficoltà, proprio perché non presente nel suo database e quindi non istruita ad affrontarla. In ogni caso la riduzione a confronto con i tanti potenziali errori umani sarà drastica; 3% residuo? 1%? 0.5% ? Non saprei… Quello che già prevedo è lo scatenarsi di processi alla nuova tecnologia quando avverranno questi sporadici casi; tanti si dimenticheranno che prima i ...

LA SCIENZA AI TEMPI DEI SOCIAL

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Stamattina vedendo il cielo così mi son detto “Giornata per quelli delle scie chimiche…” 😏. Appena dopo mi è passata vicino un’ambulanza, col caratteristico suono della sirena che cambia come tonalità (percepita) non appena mi supera e mi son detto “strano che ancora nessuno abbia fatto qualche congettura strampalata pure su questo fenomeno…” ; casi entrambi spiegabili con la fisica, ma forse ciò che impatta con la vista fa più effetto e ci impressiona più dell’udito e quindi più facile suggestionarci. Già, la fisica, la chimica e le scienze in generale, se si conoscessero, spiegherebbero tanti fenomeni, diversamente si è succubi di tanti ciarlatani e "tuttologi"; e se non si conoscono, logica vorrebbe che si chiedesse o si attingesse a chi è esperto in materia: il fisico, il chimico, l’astronomo, il biologo… Invece chi si sceglie? Il pinco pallino preso su internet, che non ha alcuna competenza specifica su quello di cui scrive, ma malgrado ciò le divulga; ma il dubbio “ma...

L'IMPORTANZA DEL LAVORO (ALTRUI)

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Malgrado la mia memoria sia pessima tanto da dimenticare la maggior parte degli accadimenti poco significativi del passato, alcuni fanno eccezione, non so perché, e questo è uno di quelli. Periodo di vita e di lavoro risalenti all’esperienza in Piemonte. Fine di una giornata di lavoro e rientro a casa da Torino sud, luogo di lavoro, a Pinerolo, con il bus di linea. La mia faccia probabilmente faceva trasparire più la stanchezza che la soddisfazione, come solito; il lavoro che faccio è impegnativo, ma è una mia scelta, probabilmente anche un po’ masochistica: mi piace avere a che fare con problemi, per la soddisfazione di risolverli! Del resto è per quello che vengo pagato; e se non ne ho di miei mi vado a cercare quelli degli altri (con il loro permesso).  Salgo sul bus e ci scambiamo con l’autista una reciproca rapida occhiata e un automatico e vuoto “buonasera". Non so chi aveva la faccia più stanca…; io devo aver ritenuto la sua, se andando a sedermi ho pensato: “Hai visto...

LA "MIA" PRIMA SBORNIA!

Lavoro per una multinazionale e si prospetta la mia prima trasferta in Russia, come responsabile della parte meccanica per un grosso progetto. Più volte mi era capitato di sentire dai colleghi che queste esperienze in Russia prevedono anche una parte finale “celebrativa” fatta di mangiare, ma soprattutto bere, nella fattispecie a vodka e che non ci si può esimere. Sono un astemio totale (manco birra, ne soft-drink, ne vino prendo in considerazione, figuriamoci superalcolici…), non mi passa nemmeno per la mente dover “partecipare” ad una bevuta del genere, per cui lo specifico al responsabile del team, chiedendo se potesse essere un problema; e lui: “Potrebbe…”. “Ok, allora troviamo la soluzione, perché non voglio essere fonte di problemi: o mi rimpiazza qualcun altro in questa trasferta, o quando ci sarà “l’evento” mi si avvisa prima e io non parteciperò, perché starò male; potrò avere il diritto di stare male una sera, no?”. Si dice d’accordo per questa possibilità. Si va, scalo a Mo...

SCIOPERO!

Chissà perché ieri nella lunga salita in solitaria in mountain bike mi è tornato in mente questo ricordo… Nell'ultimo periodo della mia prima esperienza lavorativa seria (anni '90), l’azienda non navigava in buone acque; se per vari anni aveva fatto parte di un ente parastatale, con le agevolazioni e privilegi che ne conseguivano, era stata poi venduta ad un imprenditore del nord che non aveva ne vocazione ne interessi nel ramo in cui questa operava. Le commesse, comunque calate, era più conveniente per lui farle realizzare fuori e tenere buona parte dei dipendenti, soprattutto quelli operanti nella manifattura, in cassa integrazione, tanto pagava lo Stato. Visto il perdurare della situazione, con la cassa che si protraeva da molti mesi, sempre ad interessare gli stessi, i sindacati organizzano uno sciopero di un paio di ore, per un dato giorno, a partire dalle 9. Il giorno prima uno dei più sinistrorsi dell’ufficio (una mia definizione personale, nulla contro quelli di sinistr...