NORMALE O STRANO?
Vi siete mai resi conto di quante volte capita di assegnare
aggettivi che hanno significato opposto, convinti però che sia quello
appropriato? Giusto/Sbagliato, Buono/Cattivo, Normale/Strano…; ecco in
particolare proprio sulle definizioni di Normale contro Strano, c’è da notare
quanto queste siano soggettive, dipendenti si dalle proprie convinzioni, come
giusto che sia, ma spesso relative al contesto in cui si cresce, alla società
che ci circonda e alle abitudini conseguenti che ne derivano, facendogli
assumere in base a questo un significato per così dire opposto.
Da tempo in tante occasioni si è arrivati al paradosso: essere
definito “strano” quando fai qualcosa di positivo, responsabile, corretto,
quindi diciamo normale. Sono finito su questo tema a seguito di una recente discussione
sull’utilizzo del telefono mentre si è alla guida, pur consapevole che è
abitudine consolidata di tantissimi. Mi è capitato spesso di criticare chi
armeggia con questi, distraendosi, considerando quanti incidenti provoca questa
pratica: per 1.000, o anche 100.000 occasioni che vanno “lisce” (viste le milioni di casistiche in ogni momento), una è inevitabile che vada male e il
male può andare da un grosso spavento senza quasi conseguenze, a incidenti
gravi che coinvolgono pure persone che hanno solo avuta la sfortuna di trovarsi
sulla strada di incoscienti irresponsabili. Solitamente la reazione ricevuta
era di condiscendenza e ragionevolezza nel riconoscere la correttezza dell’osservazione, a volte reazione più o meno pacata, talvolta anche velatamente’ infastidita; però il sentirsi dire
che tanto lo fanno tutti e lo strano sei te che non lo fai, è una novità! 😅
In effetti al termine “strano”, che essenzialmente significa
“ciò che è diverso dal solito o dal comune, dal normale”, capita di abbinare, quando
riferito a comportamenti, anche un’accezione negativa, perché effettivamente
logica vorrebbe che la stragrande maggioranza si comporti in maniera virtuosa e
corretta e che quindi gli “strani” siano quella minoranza che ha condotte negative
e inopportune o quantomeno diciamo discutibili.
Quindi al giorno d’oggi, dove il conformismo la fa da padrone e ci si adegua alle
mode e ai comportamenti del gruppo e della società, malgrado le storture di
questa, gli “strani” ora stanno diventando quelli che mantengono comportamenti
coscienziosi. Rimanendo ad esempio sempre sul tema dei cellulari, relativamente
all’utilizzo da parte dei bambini, oramai la “normalità” è che ne entrino in
possesso già da piccolissimi a pochi anni di età, un formidabile babysitter
elettronico, benchè è risaputo che sia meglio attendere i 13-14 anni di età.
Naturalmente al di fuori dell’argomento cellulari, tante
sono le casistiche, che evidenziano tali contraddizioni e la società attuale ne
è come detto zeppa. Io finisco allora con un esempio decisamente ameno, per
quanto emblematico ed esplicativo, che personalmente fa sorridere e utilizzo
proprio allo scopo, di quanto possa essere relativa e soggettiva la definizione
di “normale”, piuttosto che “strano”, proprio per rimarcare quanto i contesti
in cui si cresce e le abitudini facciano identificare, fino ad invertirli, i due
termini. In casa utilizziamo acqua del rubinetto da sempre e i nostri figli
sono cresciuti conoscendo essenzialmente questa; è buona, ma certo non è acqua
di fonte pura e quando più, quando meno, un seppur leggerissimo restrogusto di
sostanze di trattamento e diciamo innaturalezza, capita di percepirlo. Quando perciò capita l’occasione di andare in
montagna, in zone in cui sono presenti fonti di acqua veramente buona, ne
facciamo un minimo di scorta. Ebbene, per i nostri figli, solo perché abituati
al gusto dell’acqua trattata, quella di fonte è strana/cattiva, mentre quella
del rubinetto è quella normale/buona! 😁

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