LA "MIA" PRIMA SBORNIA!

Lavoro per una multinazionale e si prospetta la mia prima trasferta in Russia, come responsabile della parte meccanica per un grosso progetto. Più volte mi era capitato di sentire dai colleghi che queste esperienze in Russia prevedono anche una parte finale “celebrativa” fatta di mangiare, ma soprattutto bere, nella fattispecie a vodka e che non ci si può esimere. Sono un astemio totale (manco birra, ne soft-drink, ne vino prendo in considerazione, figuriamoci superalcolici…), non mi passa nemmeno per la mente dover “partecipare” ad una bevuta del genere, per cui lo specifico al responsabile del team, chiedendo se potesse essere un problema; e lui: “Potrebbe…”. “Ok, allora troviamo la soluzione, perché non voglio essere fonte di problemi: o mi rimpiazza qualcun altro in questa trasferta, o quando ci sarà “l’evento” mi si avvisa prima e io non parteciperò, perché starò male; potrò avere il diritto di stare male una sera, no?”. Si dice d’accordo per questa possibilità.

Si va, scalo a Mosca, poi volo interno fino al sito dell’impianto, una (caratteristica) cittadina sperduta nel sud della Russia, che aveva un piccolo aeroporto a un’ora di auto (proprio piccolo, collegato solo alla linea con Mosca, gli orari erano scritti con un gesso su una lavagna!); si fanno tutti gli incontri tecnici, i sopralluoghi e ci si accorda velocemente su tutto. Nella mia prima esperienza a stretto contatto con un team russo non posso fare altro che rimanere positivamente impressionato dalla collaborazione, reattività e disponibilità; magari pure in Italia fosse così, che per avere documentazione e informazioni devi chiedere 10 volte e pregarli in ginocchio (e si che dovrebbe essere interesse del cliente collaborare nel miglior modo possibile!).
Ultimo giorno, si stabiliscono gli ultimi dettagli tecnici ed economici e nel tornarcene a sera nel nostro hotel, come consuetudine con un loro minubus con autista, sento che dovremo fare una deviazione per un saluto finale. Sinceramente nemmeno ricordavo più la storia della mangiata/bevuta, ma me lo ricordo nel momento che entrati in un locale trovo una tavola ovale imbandita per una quindicina di persone. Chiedo al responsabile “ma questo è il momento conviviale in cui bisogna brindare e bere?” Conferma. Cerco di pensare ad una soluzione, ma non mi viene in mente nulla; potrei sempre andarmene tornando in hotel, ma come? L’autista se ne era andato, prendere un taxi qui è un’impresa, nessuno parla inglese e io manco ricordavo bene il nome dell’hotel, ne dove fosse… Vabbè, speriamo di non far accadere un incidente diplomatico… Se ne faranno una ragione 😑.
Ho il telefono quasi scarico e inizio a guardarmi in giro alla ricerca di una presa per caricarlo, quando torno al tavolo tutti hanno preso posto, inclusi i miei 4 colleghi tutti vicini; l’unico posto libero è quello a confine tra i 4 e l’inizio dei russi. NO!! Se ho un russo vicino che mi riempirà il bicchiere col cavolo che riuscirò a non dare nell’occhio! Chiedo al quarto dei nostri se mi fa la cortesia di scalare vicino al russo e lasciarmi un posto “coperto” tra noi, spiegandogli il problema; acconsente gentilmente senza obiezioni. Si comincia, tutti in piedi, per il primo brindisi; uno di loro fa il giro a riempire i bicchieri di vodka, la prassi è che il loro capo team faccia la dichiarazione (che la traduttrice ci traduce in inglese) e giù, bicchieri svuotati. Io lo alzo per brindare come tutti e poi lo poso sul tavolo; il mio vicino che avevo fatto spostare sulla mia destra beve il suo e svuota il mio: aveva capito proprio bene 😏! Poi dichiarazione del nostro capo delegazione e altro svuotamento! Poi altra di uno di loro e giù altro bicchiere; una del nostro Project Manager e altro giro e così via…!
Io mi guardavo intorno come Alice nel paese delle meraviglie; non avevo mai vissuto una situazione simile, non frequento molto chi beve e nemmeno so cosa è “normale” e cosa no, quali sono i “limiti”… Almeno 5 bicchieri di vodka senza nemmeno toccare cibo, non pensavo fosse normale e nella mia ingenuità lo chiedo ai miei due vicini (chiamiamoli Angelo e Mario per privacy 😜). Angelo, quello che si era spostato e beveva pure per me: “Guarda Mauro, è pure una cosa “soggettiva” vedi quanto io sono grosso, peso ben oltre i 100kg, con una massa così io posso assorbire comunque molto di più di uno normale; considera che quando vado in discoteca e all’uscita c’è la possibilità di fare l’alcol test, io con qualche birra misuro zero punto (non ricordo il decimale)”. E Mario: “Io ho quasi 60 anni e di esperienze nel bere ne ho tante, anche in Russia come questa per le tante trasferte fatte; il “trucco” è riconoscere quando è il momento di dire basta, lo senti, io almeno l’ho sempre sentito”.

Ok, “rincuorato”, vedo questi continuare a bere (ma per fortuna almeno si è pure cominciato a mangiare), di fianco a me per terra conto le bottiglie svuotate e facendo i conti sono quasi mezza a testa. Angelo ridendo chiede a Mario a quanto stava e lui: “a 8!”; “Io a 13, 8 più 5 dei suoi (riferendosi a me)” e giù risate…
Tocca pure a me fare il brindisi e non posso fare altro che lodare la grande collaborazione, mai vista prima. Finora nessuno mi aveva creato problemi, finchè… vedo la traduttrice con la coda dell’occhio che parla con il russo vicino a lei indicando me; questo parte insieme ad un altro, bottiglia in mano e viene da me, chiedendomi di fare un brindisi; allora specifico: mi scuso, ma io non bevo, mai, manco al mio matrimonio ho bevuto e non intendo farlo..; dopo un po’ di insistenza desistono.
Comunque verso la fine della cena, vedo il nostro responsabile (papà da poco, aveva nel fine settimana il battesimo del figlio) che si alza per una telefonata, poi tornando al tavolo abbastanza ciondolando mi fa con una voce tutta “strascinata” che finora avevo sentito solo nei film o in chi voleva imitare uno palesemente ubriaco “Mauro… mi ha chiamato mia moglie… per chiedermi se le bomboniere per il battesimo lo preferisco così o colà… ma… ma che caxxo me ne frega a me di come saranno le bomboniere, no?” e giù risate, prima lui e poi tutti i nostri che si scompisciano e commentano “Alè, Franco è andato”, Io sinceramente avevo pure il dubbio che stesse facendo così per prendermi in giro, caricaturizzando il suo stato di ubriaco, invece pare di no. Poi dopo un po’ sparisce Angelo, dopo parecchi minuti chiedo se qualcuno sa dove sia e mi dicono ridendo in bagno, vado e sento dentro uno vomitare, non so se nemmeno se era lui…
E si continua a bere. Mario che effettivamente l’avevo visto rifiutare gli ultimi brindisi (pensavo: bravo, ha riconosciuto quel limite di cui parlava… del resto è sempre stata una persona affidabile e responsabile) era stato messo in mezzo da un paio russi che a forza di insistere (dicevano: questo brindisi è solo nostro, dei tecnici elettrici) gli fanno mandare giù altri 2 o 3 bicchieri (io ci ho colto pure una quasi “cattiveria”, era come se lo volessero vedere crollare a tutti i costi); fattostà che dopo un po’, si vede che aveva superato quel limite, era lui stesso che andava proponendo brindisi e ha ripreso a mandare giù…
Io stesso dopo un po’ mi ritrovo in mezzo a due dei loro: “questo brindisi lo devi fare e solo per i tecnici meccanici”; di nuovo gli ridico che io non ho mai bevuto, mai, per nessuna occasione, nemmeno la più importante per il mio matrimonio… e loro “matrimonio è donne, è una cosa, amici è un’altra…”; stavolta così alterati pure loro faccio più fatica a gestirli… prendo il bicchiere e me lo porto alle labbra, ma senza mandare giù nemmeno una goccia (e trattenendo pure il respiro 😄); “se lo devono far bastare” penso… Se lo fanno bastare e se ne vanno.
E comunque tutti (dei nostri) sono palesemente alterati, praticamente non connettono più, il che mi preoccupa, già solo a pensare a come torneremo in hotel; almeno un paio di loro conoscono quel poco di russo per la minima sopravvivenza, ma non mi sembrano in grado nemmeno di parlare o ridono a crepapelle senza riuscire a dire una parola o sono collassati sul pavimento. Comincio ad essere abbastanza preoccupato (le bottiglie a terra sono ora più delle persone)… e nella mia totale ignoranza di come si gestisce una ubriacatura (un ubriaco) certo di farmi venire in mente ciò che in passato mi è capitato di aver sentito… Devono bere acqua? Devono vomitare? Poi mi viene in mente di chiedere aiuto, vado al telefono che era ancora in carica a qualche metro dal tavolo e inizio a scrivere su whasapp ad un paio di amici che ricordo sono quelli che più mi hanno raccontato esperienze del genere, sul dopo… Uno mi risponde: “ma perché, ti sei ubriacato??” “Io?! Ma scherzi?? Tutti gli altri! Secondo te quale è il modo migliore per farli un po’ riconnettere? E pensi che domattina potrebbero esserci strascichi? Abbiamo il volo di rientro e non vorrei ci fossero problemi, che domattina stiano a posto…”. Non faccio in tempo a finire di scrivere che sento verso il tavolo uno scroscio di stoviglie a terra; guardo e uno era scivolato dalla sedia fin sotto al tavolo aggrappandosi alla tovaglia e trascinandola con lui. Vado ad aiutare a recuperarlo: era Mario, totalmente collassato! Da quel momento è stato sempre svenuto, non dava più segni di lucidità o occhi chiusi o spalancati quando lo si toccava per cercare di rianimarlo, che nel momento che ci si provata urlava come un ossesso “Noooooo! Nooooo! Viaaaa!”
A quel punto per tutti era il momento di tornare; ci chiamano il solito minibus con autista, bene o male saliamo, trascinando di peso Mario (per fortuna due russi, che ancora stavano bene in piedi ed erano belli forzuti, che ci accompagnano in hotel). Mario continuava a urlare e rantolare per tutto il viaggio, io non avendo mai vissuto un’esperienza del genere, cercavo rassicurazioni da chi poteva conoscere certe situazioni e chiedevo agli altri: “ma è normale tutto ciò? Vi è già accaduto e passerà? È il caso di portarlo in hotel o va portato in ospedale? Può essere questo il caso di coma etilico per cui rischia la pelle?” Gli altri nemmeno erano in grado di rispondere, l’unico che mi ha detto qualcosa è stato Angelo, con un poco rassicurante “non lo so Mauro…”.
In hotel praticamente un paio dei nostri scappano subito in camera (penso per filare in bagno), ma lì era il momento di decidere: si porta in camera o è il caso di portarlo in ospedale? Chiedo all’unico russo che parlava inglese (per il quale queste situazioni pensato potessero essere di una certa normalità) che apparteneva comunque alla nostra azienda, se poteva essere normale e lui: “Per me… poco normale”; però, in pratica prendendo la decisione, se lo carica assieme all’altro russo entrando in hotel trascinandolo fino alla sua camera e buttandolo sul letto; io mi ero caricato lo zaino e gli effetti di Mario raccolti da sotto al tavolo, gli togliamo le scarpe e più lo si toccava più urlava come un disperato, agitandosi e dimenandosi sul letto da una parte all’altra. Mi faccio aiutare a mettere le due grandi poltrone ai due lati del letto, in modo che potessero fare da sponda contro eventuali cadute verso i grossi comodini laterali e per non fargli spaccare la testa, poi tutti se ne vanno. Io resto lì, non sapendo ancora che fare; era il caso di portarlo comunque in ospedale? Nessuno ci sta con la testa, l’unico lucido sono io e chi se non me dovrebbe quindi decidere? Ma come? Come riuscirei a governare la situazione in un ospedale russo? E poi che ne sarebbe stato di lui, quanti guai avrebbe passato con l'azienda, se fosse venuto fuori ciò che era successo? Ma come posso assisterlo lì? È il caso che dorma qui non lui? Dovrei stare per terra, sulla moquette… sai che notte… Ma poi… Tutti se ne sono andati a dormire, pure chi è suo collega da decenni, io sono l’ultimo che lo conosce… Decido: vado in camera mia che stava poco oltre sullo stesso corridoio e farò la spola a controllare ogni poco. Lascio la luce dell’ abatjour accesa semmai si dovesse alzare in modo che non si trovi al buio e faccia casini e lascio la sua porta socchiusa, prendendo io le chiavi. Ma non la smetteva di urlare… era mezzanotte, chiudo la porta, ma si sentiva ancora forte… Mi ero dimenticato che non avevo ancora chiamato mia moglie, di solito la chiamavo prima… Così aspettando che smettessero le urla la chiamo dal corridoio e lei “Ciao, ma stai guardando la partita? (c’era quella sera un’importante partita Real Madrid-Juventus, quella del secchio della spazzatura di Buffon) Non sai che sta succedendo, la juventus aveva recuperato, ma giusto ora hanno dato un rigore agli altri…”. E io: “Macchè partita!!! Ma tu non sai che sta succedendo qui e in che situazione mi trovo!!” e gli spiego… Ad un certo punto vedo uscire un tizio in mutande dalla camera a fianco a quella di Mario, che va davanti alla porta da dove prevenivano le urla e bussa, assieme alla ragazza della hall che nel frattempo era salita penso chiamata dal tizio. Ci mancava questa… adesso che gli dico a questi?! Vado dal collega russo e gli dico dell’emergenza in corso, si riveste va da loro, ci parlotta un minuto in russo, li convince, se ne vanno…
Io allora richiamo mia moglie e continuo a spiegarli… Dopo un po’… Mario non si sente più. Finalmente! O… non sarà che ci sta lasciando le penne?! Torno dentro… rantola, quindi respira… Sto un po’ lì, poi sfinito vado in camera mia, mi metto sul letto, vestito, ma chi riesce a prendere sonno…? Mille pensieri: dai dubbi se avevo fatto la scelta giusta, consapevole che se fosse successo qualcosa chi poteva esserne il responsabile, se non io l’unico lucido in quel momento? Così come in poche ore il drastico cambio di considerazione su quella gente, così collaborativa, ma talmente subdola nel mettere così in difficoltà gli altri, costringendoli a bere finchè non li vedeva crollare, come godendo di ciò… Rabbia verso loro, verso i colleghi per aver creato quella situazione, verso quella gente in generale con quella mentalità del bere a tutti i costi… Tanto che mi faccio una promessa: la Russia per lavoro per me termina qui; se finisce tutto bene non ne voglio più sapere di queste trasferte, non voglio più vivere un’esperienza come questa, non voglio più trascorrere una notte del cavolo come questa!
Passa mezz’ora e torno da Mario, rantola… Poi ancora dopo un’altra mezz’ora… Poi devo essere crollato, perché ricordo che avevo visto l’ora l’ultima volta che erano circa le due, mentre la volta successiva, (che mi pareva si aver fatto appena una mezz’ora di dormiveglia) erano le 5 passate! Cavolo Mauro, se deve essere morto oramai lo sarà! Vado… e alla luce dell’abatjour una scena apocalittica. Vomito su tutto il letto, pure sulla moquette, un puzzo indescrivibile, però respirava/rantolava… Prendo un paio di teli bagno e glieli stendo sul letto a coprire tutta quella porcheria in modo che non continuasse a rotolarcisi sopra… Nel frattempo mi viene pure in mente chissà quanto potrebbero essere preoccupati i suoi non avendolo più sentito (mia moglie avrebbe già allertato Interpol e KGB 😁); cerco il suo cellulare per poter mandare un messaggio che tranquillizzasse i suoi, in risposta alle possibili chiamate, ma niente, era bloccato! Torno nel mio letto, anche se non riesco quasi più a chiudere occhio… col proposito di andare da lui alle 7, quando mi avrebbe suonato la sveglia, per vedere le condizioni e dirgli il programma: O era pienamente in grado di fare il viaggio di ritorno ed essere pronto per le 8, quando era programmata la partenza con la navetta, oppure sarebbe tornato il giorno dopo aggregandosi all’altro che partiva dopo, come da programma, per formalizzare firme e documenti. Alle 7 vado da lui, dormiva profondamente e aveva pure smesso di rantolare (anzi mi avvicino pure per sincerarmi che respirasse), poi lo sveglio… Apre gli occhi, con una certa fatica, mi guarda, stupito… “Ma che… perché… che ci fai tu in camera mia… Oddio… la sveglia…?”
“Macchè sveglia Mario… ma guardati un po’...” indicandogli quello scempio.
Sbianca, più di quello che era già… “Oddio… ma che è successo… ma che ho fatto… oddio… che ho fatto…oddio…”.
“Senti, poche chiacchiere; alle 8 c’è la navetta, per quell’ora o sei pronto per partire in condizioni che puoi viaggiare, oppure chiamiamo in azienda, gli diciamo che ci sono stati strascichi su questioni elettriche e che quindi devi restare un po’ di più e che è il caso di posticipare il ritorno aggregandoti a chi parte domani. “No, no… io domani ho assolutamente da fare una cosa con mia moglie, sennò chi la sente, per stasera devo stare a casa!”. “Bene, io vado a fare doccia e colazione, alle 7.45 sarò qui per l’ultima verifica”.
Nel frattempo cerco su internet se possono rifiutare il volo a chi non è in grado di governarsi e ha ancora i postumi di una sbornia… Affermativo! “Quindi ci mancherebbe pure che ci incasina il viaggio se non lo facessero salire… Poi che facciamo lo lasciamo lì da solo??”
Faccio le mie cose, doccia, solazione, bagaglio, alle 7.45 sto da lui, entrando passo davanti al bagno che ha la porta aperta e con la coda dell’occhio lo vedo… torno indietro e guardo meglio; lui sta nudo, seduto nella vasca (per fortuna il bordo lo lascia scoperto solo dall’altezza del torace e le ginocchia 😅): sta col soffione della doccia chiuso, in mano e con lo sguardo perso nel vuoto se lo picchietta ritmeticamente sulla fronte!
Gli urlo: “Mauro! Ma che caxx…! Allora decisione praticamente presa; resti qui e parti domani con gli altri” Appena in Italia sono le 8 chiamerò la sede e dico di spostare i tuoi voli.”
“No, no… mia moglie… devo stare a casa stasera… vengo via ora”.
“Guarda, alle 8 c’è la navetta e non possiamo aspettare nessuno, chi ci sarà ci sarà… Io vado!”
Alle 8 stavo nella navetta, insieme ad un mio collega, cinque minuti dopo arriva lui, addirittura prima ancora del quarto! Condizioni pietose con barba lunga e una faccia penosa, però dice che ce la fa…
Durante il viaggio chiede cosa è accaduto e gli racconto tutto, nei dettagli come chiede; non fa altro che ripetere “Oddio…”, “Che vergogna…”, “Ma che ho fatto…”, “Ma come ho potuto”, lasciandosi anche andare al pianto di tanto in tanto… “Mai nella mia vita ho fatto una cosa del genere… e ci sono passato tante volte in queste situazioni…”.
Insomma, alla fine pur sofferente è riuscito a imbarcarsi, senza toccare cibo per tutto il giorno, anzi manco voleva vedere noi (soprattutto me) che mangiavamo; in compenso si è imbottito di mentine per attenuare il puzzo di alcool, che ancora affiorava ☺.
Una delle nottate peggiori della mia vita, spero prima e ultima!
Probabilmente caso limite e sfortunato (ma poteva esserlo pure di più), ma mi chiedo quanti ce ne sono di questi casi... 

P.S.1: Un paio di mesi dopo mi è capitato di sentire in una rubrica dedicata ai belli/famosi e dannati, alla radio della storia di un batterista di una famosa band, morto nella notte soffocato dal suo stesso vomito a seguito di una delle sbornie a cui era soggetto! Per fortuna sentita dopo, sennò la decisione di quella sera sarebbe stata quasi sicuramente ospedale!


P.S.2: Poi in Russia sono tornato per lavoro, per lo stesso impianto quindi stessi clienti, ma stavolta al loro quartier generale a Mosca. A fine incontro c’è stato solo un piccolo rinfresco ed è girata una sola bottiglia (comunque svuotata tra 6-7 persone) e a me, conoscendomi, hanno chiesto solo una volta se volevo partecipare, un no grazie è bastato per passare oltre… 😊


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