SCIOPERO!

Chissà perché ieri nella lunga salita in solitaria in mountain bike mi è tornato in mente questo ricordo…

Nell'ultimo periodo della mia prima esperienza lavorativa seria (anni '90), l’azienda non navigava in buone acque; se per vari anni aveva fatto parte di un ente parastatale, con le agevolazioni e privilegi che ne conseguivano, era stata poi venduta ad un imprenditore del nord che non aveva ne vocazione ne interessi nel ramo in cui questa operava. Le commesse, comunque calate, era più conveniente per lui farle realizzare fuori e tenere buona parte dei dipendenti, soprattutto quelli operanti nella manifattura, in cassa integrazione, tanto pagava lo Stato.

Visto il perdurare della situazione, con la cassa che si protraeva da molti mesi, sempre ad interessare gli stessi, i sindacati organizzano uno sciopero di un paio di ore, per un dato giorno, a partire dalle 9. Il giorno prima uno dei più sinistrorsi dell’ufficio (una mia definizione personale, nulla contro quelli di sinistra, solo che quelli troppo talebani li chiamo sinistrorsi; per contro i talebani della destra li chiamo destrorsi), inizia a catechizzarmi; sarà che alcuni scioperi in passato li avevo saltati, dato che anche quando le cose andavano benissimo pareva che era dovere organizzarne almeno uno nell'anno da parte dei sindacati, per le cause più disparate e cretine. “Mauro, domani mi raccomando, lo sciopero! Non c’è da pensarci no? Questo va fatto, da tutti, che non ci siano crumiri, per i nostri compagni che poveri disgraziati sono in cassa da tanti mesi e prendono uno stipendio da fame” Ecc Ecc… Più volte durante il giorno, torna alla carica, con tutte le motivazioni del caso, malgrado lo avessi rassicurato che sapevo benissimo che la circostanza lo richiedeva (tanto più che il proprietario con i suoi comportamenti mi stava sempre più inviso) , fino a che non siamo usciti, fino allo sfinimento. Tant'è che la mattina dopo già arrivando in ufficio temevo di ricominciare a sentire la sua solfa, invece… lo trovo seduto alla sua scrivania, tutto mogio; ne lui ne altri parlavano più dello sciopero. Strana atmosfera! Mi faccio un giro per i corridoi per cercare di capirci un po’ e carpendo dei discorsi qua e là comprendo. Torno dentro e tranquillamente attendo l’avvicinarsi delle 9, al che a pochi minuti mi avvio per uscire dicendo a tutti, ma rivolto verso lui: “Allora è ora, usciamo per lo sciopero, no?”

 Insisto, perché nessuno si muove e dice nulla, sempre però rivolto verso lui, che allora mi guarda e fa:

 “Ma che non hai saputo?”

 Io: “Saputo cosa?”

 “E’ stato dato mandato alla portineria di prendere i nomi di tutti quelli che escono per lo sciopero!”

 “Ah, e quindi? Non capisco; dobbiamo passare il badge uscendo e il sistema stesso avrebbe dato la lista con i nominativi di quelli usciti…”

 “Beh, ma così è diverso… Non capisci?... Io non posso mica andare a far parte di quelli fuori!”

 “Hai capito il compagno…” l’ultima mia frase mentre passavo la porta dell’ufficio. Passo il badge, esco dal portone e mi avvio oltre i cancelli dell’azienda, dove fuori si erano radunati i cassintegrati. Lungo il tragitto mi sento chiamare da dietro, un giovane ingegnere si era aggiunto; eravamo in due ad uscire e scioperare!

 Ma le cose “buffe” e sorprendenti non finiscono qui…
Fuori (era già arrivata la notizia del “prendono i nomi”) quando ci vedono arrivare hanno diverse reazioni; chi si commuove, chi ti tratta come eroe, chi come stupido… Però mi guardo intorno e pur non sapendo il numero esatto di quelli che dovevano essere in cassa, mi sembrano pochi e cercando specificatamente alcune facce non le vedo. Chiedo. Anche in questo caso diverse reazioni, chi incavolato con gli assenti, chi comprensivo… In definitiva i presenti non erano nemmeno la metà; e lo sciopero era per loro.


Sono esperienze che aiutano, a formarsi, a capire, come gira il mondo, cosa aspettarsi o meno dalle persone…

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