L'IMPORTANZA DEL LAVORO (ALTRUI)

Malgrado la mia memoria sia pessima tanto da dimenticare la maggior parte degli accadimenti poco significativi del passato, alcuni fanno eccezione, non so perché, e questo è uno di quelli.

Periodo di vita e di lavoro risalenti all’esperienza in Piemonte.
Fine di una giornata di lavoro e rientro a casa da Torino sud, luogo di lavoro, a Pinerolo, con il bus di linea. La mia faccia probabilmente faceva trasparire più la stanchezza che la soddisfazione, come solito; il lavoro che faccio è impegnativo, ma è una mia scelta, probabilmente anche un po’ masochistica: mi piace avere a che fare con problemi, per la soddisfazione di risolverli! Del resto è per quello che vengo pagato; e se non ne ho di miei mi vado a cercare quelli degli altri (con il loro permesso). 
Salgo sul bus e ci scambiamo con l’autista una reciproca rapida occhiata e un automatico e vuoto “buonasera". Non so chi aveva la faccia più stanca…; io devo aver ritenuto la sua, se andando a sedermi ho pensato:
“Hai visto che faccia sfinita, poveretto… del resto, che razza di lavoro fa… tutto il giorno Torino-Pinerolo e viceversa, avanti e indietro, più volte al giorno, tutti i giorni, in mezzo al traffico, sempre quello, senza “costrutto”… Io impazzirei, sempre affamato di nuove sfide, con la mia curiosità che vuole in continuazione stimoli derivanti da cose nuove da vedere, affrontare, ingegnarsi, risolvere. Sono fortunato a fare un lavoro che mi appassiona… Mi spiace per lui e per chi come lui fa lavori così noiosi e “vuoti”, sempre le stesse azioni, chi sta alla cassa al supermercato, gli impiegati delle poste…”.

Poi, rendendomi conto che sto in uno di 
quei casi che, a fine stress mentale serale, lascio (finalmente) alla mia testa la possibilità di andare a briglia sciolta e divagare liberamente, in una sorta di trasposizione mentale, mi immedesimo appena di seguito in lui, ravvedendomi per un pensiero con tutta probabilità sballato; ma chissà che lui non stia a pensare..:
“Hai visto quello che è salito ora, che faccia sfinita, poveretto…; chissà che lavoro fa in uno di quegli uffici, chiuso li dentro tutto il giorno, a stressarsi con chissà quanti problemi da risolvere… Io invece faccio sempre il mio tran tran quotidiano, tranquillo e sereno, senza troppe grane, portando un sacco di gente alla propria destinazione e permettendogli di fare gli spostamenti in tutto relax …”


E quindi, colgo il relax che mi era permesso e con gli occhi socchiusi seduto sul sedile di quel bus di linea Torino-Pinerolo, mi accorgo che un mezzo sorriso mi appare in volto, pensando: “Meno male che siamo tutti così diversi, ma soprattutto che non sono tutti come me, sennò non esisterebbero gli autisti, i cassieri, i contadini…”


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