ANDREA COMPIE 13 ANNI (e non ha il cellulare!!!)
Riciclo una mia chiacchierata vecchia di un anno, scritta sul mio blog (sapete… le mode… fino allo scorso anno andavano per la maggiore i blog, quest’anno i social network…); siccome il tutto ancora calza perfettamente, mi sono limitato ad aggiornare il solo valore numerico, (12 che cambia in 13) lasciando intatto tutto il resto.
Premessa:
Mi scuso se posso aver dato l'impressione di voler dare lezioni di vita; ero stato indeciso fino all'ultimo se scrivere quanto di seguito oppure no, in quanto è un argomento che trovo un po' antipatico, perchè, inevitabilmente, si andranno a tirare fuori dei paragoni, tra la categoria figli in generale e i propri, perchè alla fine lì stanno concentrate le proprie esperienze, mentre più sommariamente, quando si va a parlare della categoria generale figli, ci si basa su quelli che si è abituati a vedere intorno, principalmente nel nostro quartiere, ma anche spaziando a più ampio respiro, in città, nella regione e, senz'altro più limitatamente, in giro per l'Italia.
E quando si fanno le lodi dei propri figli, pare che ci si vanti del lavoro fatto, che si voglia dare risalto al proprio modo di educarli, perchè i fatti ci stanno dando ragione, mentre in realtà... c'è ancora così tanto da fare che, quanto fatto fin'ora è tutto da dimostrare che sia stato il meglio. Però, per ora possiamo apprezzare buoni risultati.
Noi (parlo a nome di entrambe i genitori) ne abbiamo due: Andrea che compie oggi 13 anni e Daniele che ne ha 5 e mezzo.
Non è da intendere naturalmente contro chi ha entrambe i genitori che lavorano, beninteso, mi pare si capisca a quali eccessi ci si riferisca…
Così come mi scuso di essere stato un po' prolisso, ma, quando ho visto che mi stavo molto dilungando, mi sono anche limitato rispetto alle tante cose che avevo in mente…
Terminata la premessa, si va un po' a chiacchierare...
Dobbiamo dire che i bambini di oggi ci piacciono poco, anche se probabilmente è più giusto dire che quello che fa storcere il naso è il modo in cui vengono fatti crescere ed educati.
Personalmente (intendendo come scelta condivisa a livello di coppia) in prossimità della nascita del primo figlio ci siamo trovati di fronte alla difficile scelta: lavoro o famiglia (un classico); mantenere il lavoro di lei e affidarsi per la cura del figlio a nonni, asili nido e quant'altro, oppure lasciare il lavoro e dedicarsi alla famiglia a tempo pieno. Scelta sicuramente difficilissima per chiunque. Noi, vuoi per il fatto che quel lavoro non era poi così appagante, vuoi per il fatto che ci siamo basati su quanto vedevamo attorno a noi, abbiamo optato per la famiglia. Prendendo infatti ad esempio le famiglie che ci vivono intorno, dove, in quasi la totalità dei casi, lavoravano entrambi e avevano pertanto figli cresciuti dai nonni e dagli asili, notavamo che questi avevano comportamenti (ora non sappiamo se poteva dipendere solo da ciò, ma certo era emblematico) che troppo spesso lasciavano abbastanza a desiderare, così prepotenti, sgarbati (indirizzavano vaff… ai nonni e agli stessi genitori! Non è rarissimo sentirli bestemmiare...) nonché non poco viziati. Non sappiamo a che imputarlo: solo coincidenze, poca voglia di dedicarsi ad un'educazione più "ferrea" dopo il lavoro, voglia di recuperare il "senso di colpa" per il poco tempo a disposizione con loro… (sono le cose che più spesso si sentono…)
Fattostà che la scelta è stata di sacrificare il lavoro (di mia moglie) per la famiglia. E sappiamo quindi, per esperienza personale, che non è facile vivere monoreddito, per una famiglia di quattro persone; si sa, si fanno rinunce. Nella fattispecie, per quanto ci riguarda, si sta attenti un po' a tutto, si fanno scorte quando ci sono offerte vantaggiose, le vacanze (max una settimana) si possono pensare solo per giugno, la discoteca (a noi piace il genere caraibico) è qualcosa che ci dedichiamo al max 3 o 4 volte l'anno, la serata in pizzeria poco più, in occasione dei nostri compleanni e pochi altri avvenimenti. Ma non tutto il "male" (se qualcuno così lo vuole definire) vien per nuocere; volete mettere andare a mangiare fuori tutte le settimane e invece andarci solo in determinate occasioni speciali? Queste le godi appieno: quando arrivano tutta la famiglia le vive come un vero e proprio evento particolare e non come l'abitudine. E anche questo contribuisce a fargli apprezzare certe cose, che non vanno considerate come scontate, perché non sempre si può avere tutto dalla vita (anzi...), per fargli apprezzare certi valori… Insomma, crediamo che in certi casi, forse più spesso di quanto si creda, rinunciare al lavoro da parte della mamma (o di un genitore, se si preferisce), possa essere considerato più investimento per il loro futuro, di quanto possa essere mantenerlo.
Capisco molto meglio ora mio padre; lui, quando dovevo affrontare spese importanti, come ad esempio era stata in passato l'acquisto dell'automobile, non mi ha nemmeno dato mille lire! Mentre non di rado mi capitava di vedere amici ai quali l'auto l'avevano regalata per intero, o, più spesso, avevano partecipato cospicuamente alla spesa. Beh, come giustamente diceva lui "così capisci il valore del denaro e capisci quanto bisogna sudarsele le cose e la cura che conviene poi averne". Effettivamente, io di "mattane", che non di rado vedevo fare in auto a miei amici e conoscenti, me ne sono ben guardato: sgommate,… derapate,… velocità elevate, o quando si è trattato di motorini, impennate…ecc.
Ai figli vanno quindi, sempre secondo noi, inculcati i veri valori della vita, l'educazione, il rispetto del valore del denaro, il rispetto degli altri, delle regole, iniziando dalle cose più piccole a quelle fondamentali della vita. Un esempio pratico di media entità (così ci sentiamo di classificarlo): allacciarsi sempre la cintura di sicurezza in auto (banale? forse a qualcuno sfugge che può salvargli la vita). È incredibile quante volte ci capita di vedere nelle auto che ci precedono i ragazzini che vanno zompettando qua e là sul sedile posteriore! Ma almeno le regole che servono a salvaguardare la loro incolumità, è così difficile imporle? Un mio amico anziano, parlandogli dell'argomento:
"Si, per carità! Prova ai miei nipoti a fargli mettere le cinture in auto!"
???
L'incapacità impera! Ma insomma, mettiamoci anche un pizzico di psicologia con loro! Quando è stato il tempo delle cinture di sicurezza per i nostri figli, glielo abbiamo posto come una conquista: erano finalmente diventati come i grandi! E, a qualche resistenza del più piccolo, abbiamo inventato la gara: vince chi per primo, salito in auto, si riusciva ad allacciare le cinture. Ora che il grande ha 12 anni, è perfettamente naturale per lui allacciarsi appena salito in auto. E troviamo naturale pensare che sarà quindi un adulto che rispetterà questa elementare regola.
Così come, per quanto ci riguarda, sa che non si butta la cartaccia per terra e varie altre "amenità".
Mi pare fondamentale insegnargli il valore delle cose, sia materiali che immateriali.
Pare si sia instaurato un rapporto negli ultimi anni per cui tutto gli è dovuto, poi lamentiamoci che sembrano piccoli despoti: il cellulare, entro i 10-11 anni (qui va di moda regalarlo per la prima Comunione); il motorino a 14 o 15 anni, ecc. A me sinceramente pare assurdo, però pare che nella classe di mio figlio, 28 ragazzini, tra i 12 e i 14 anni, tranne due, (uno naturalmente è nostro figlio), tutti possiedono un cellulare!
Oppure pochi giorni fa (siccome abbiamo in comune la stessa mensa), stavo osservando lì gli universitari che stavano facendo la fila, anzi gli stavo osservando le scarpe, scorrendoli uno ad uno; ebbene, sarà arrivato a "controllarne" oltre venti e ce ne fosse stato uno che non aveva scarpe "di marca"! Una conformità, verso il top, sconcertante (e per fortuna che i giovani, mi par di ricordare, amano distinguersi). E la cosa comincia già in tenera età e non certo per scelta loro. Noi (altro raffronto che può risultare antipatico) le scarpe "di marca" le compriamo quando capita l'occasione molto particolare; e non si venga a dire "ma le altre durano di meno". Per come crescono, a questa età, gli sfuggono ben prima che le possano distruggere (salvo eccezioni). Lo stesso vale per qualsiasi altro oggetto, soprattutto riguardante la vita in comune, in primis quindi la scuola, dove pare bisogna dare sfoggio di "grandezza". Gli zainetti sembra costituiscano una gara a se: 9 su 10 sono nuovissimi e all'ultima moda o meglio all'ultimo personaggio in voga. Boh… nostro figlio ha avuto lo stesso zainetto "anonimo" per tutti e 5 anni delle elementari, cambiato lo scorso anno per adeguarlo alla sua età e alla scuola media; sta ancora in buono stato e non è detto che un po' non si possa sfruttare anche per il piccolo.
Poi l'ipocrisia della gente sul tema, che sempre più spesso predica bene e razzola male!
Ad esempio si faceva proprio questo discorso (abbigliamento firmato, cellulare sempre al top, zaini a scuola…) con un mio collega, che concordava e anzi attaccava questa società che ha portato a questi eccessi, con continui "Hai ragione, hai ragione". Però, (siccome l'ipocrisia è la cosa che più mi infastidisce) quando gli facevo notare con esempi pratici, che… i suoi figli non mi sembravano proprio fuori dal coro, anzi, abbastanza adeguati a questa società, lui si difendeva: "Io la penso così, ma mia moglie… Con lei non si poteva discutere di questo perché lei non poteva rimanere "indietro" in queste cose! E poi, caro Mauro, vedrai che è la società che ti ci porta, che ti ci porterà. Farai soffrire tuo figlio se non ti adeguerai!" Beh, intanto per 12 anni non ci siamo adeguati e non pare proprio che nostro figlio ne abbia affatto sofferto; pare capire già molto bene quali sono le cose che contano e le scarpe col marchio o lo zainetto con l'ultimo personaggio, non lo sono. Già in passato, quando gli si è spiegato che poteva essere anche diversa la vita, con più cose da avere, più svaghi, più vacanze, al costo della mamma assente perché lavorava come tante altre, non ha avuto alcun dubbio.
Poi, cari ipocriti, (inevitabilmente capiterà qualcuno che starà leggendo) io non ho nulla contro chi la pensa diversamente, per chi è orientato al consumismo, all'adeguarsi alle attuali regole della società, però, appunto, senza ipocrisia, basta esserne consapevoli e accettarsi, senza (auto)criticare. Facile e conveniente stare tra chi vuole apparire e contemporaneamente apparire tra gli idealisti.
Già dalla prima elementare, per fargli apprezzare ancora più lo studio e fargli aumentare la voglia di applicarsi e fargli capire che nella vita ottieni in base ai meriti (ma, soprattutto in Italia, non sempre è così purtroppo...) abbiamo concordato una regola: promosso con sufficiente uguale regalo piccolo, che poi man mano aumenta di valore), all'aumentare del giudizio di promozione, cercando sempre di rimanere sul regalo che si potesse piacergli, ma che avesse avuto la sua utilità.
La nonna voleva regalargli il cellulare, per la verità, ma ci siamo opposti; ha ripiegato sul dargli direttamente una somma in denaro...
Concludo ribadendo: ci sembra di stare facendo un buon lavoro, ma lungi da noi dal pensare che questo sia il meglio, perché si sa, il genitore è sicuramente il mestiere più difficile e indecifrabile, nel senso che nemmeno quando sarà terminato si sarà in grado di capire con certezza, se quanto fatto è stato effettivamente il meglio, o se era più giusto agire diversamente.
Ah, dimenticavo: Buon compleanno Andrea!
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