VACANZE A RIMINI

 PRIMA… 

È in arrivo l’estate 1991.

Insieme ai miei due amici Francesco e Leonardo si decidono le prossime vacanze estive: una settimana a Rimini.

Io però nei giorni immediatamente precedenti a questa avrei fatto un’altra vacanza di una decina di giorni in Svizzera, da alcuni miei parenti, che vado a trovare sempre molto volentieri.

Francesco e Leonardo decidono allora di attaccare alla settimana pattuita anche quella precedente, sempre a Rimini; ci saremmo quindi incontrati lì.

Arriva il periodo delle vacanze: io parto per la Svizzera con la mia renault 21; qualche giorno dopo anche loro per Rimini, con la uno di Leonardo. Io termino il mio periodo in Svizzera e li raggiungo a Rimini. Chiedo un resoconto della loro prima settimana. Nulla degno di nota, praticamente l’unico fatto che avrebbero volentieri evitato è stato lo smarrimento delle chiavi dell’auto di Leonardo; è dovuto partire in treno per Terni per prendere la copia, tornando il giorno dopo a Rimini.

  

LE TEDESCHE 

Il primo giorno a Rimini, un sabato, vediamo arrivare nella camera adiacente alla nostra, quattro ragazze tedesche: un paio “nella norma”, ma le altre due… decisamente due figliole che non passavano inosservate. Tanto che erano l’attrazione principale della via del nostro albergo: quando si affacciavano sul terrazzo della loro camera, dalle finestre e terrazze degli alberghi di fronte, era un continuo provare ad agganciarle; lo stesso quando uscivano sulla via. Ma loro impassibili: con la massima scostanza, non degnavano di uno sguardo nessuno. Non capiranno la lingua? Qualcuno ci provava in inglese, ma l’esito era lo stesso. Noi nemmeno ci provavamo, tanta era la concorrenza.

Passano un paio di giorni. Un pomeriggio mi trovo sul terrazzo della camera; dagli schiamazzi provenienti di fronte capisco, senza nemmeno bisogno di vederle, che anche loro sono sul terrazzo. Un paio di loro infatti stanno lì, a pochi metri da me. Ci scherzo un po’ su, fresco del recente ripasso di tedesco in Svizzera (tedesca), butto lì qualche parola (non ricordo proprio cosa, ricordo solo che… pensate, la prima parola è stata Fräulein ovvero… signorina!!!). Sorpresa!!! Un sorriso e mi risponde. Inizia un dialogo, con quel poco che riesco a tirare fuori dal mio limitato vocabolario. Arrivano i rinforzi: Francesco mi raggiunge sul terrazzo. Fattostà che sarà stato il sentire la lingua di casa (e magari il tono iniziale molto… formale!), o l’aria da bravi ragazzi: quella sera si sarebbe usciti insieme, tutti in discoteca. Che exploit! Non potete immaginare l’invidia del popolo maschile della via.

Le dividiamo sulle due auto. Prima discoteca, con anche lì una caccia spietate alle due top, che non sapevano dove pararsi. Poi le invitiamo al classico del dopo discoteca, ovvero cornetto e cappuccino. Poverine, poi ci hanno spiegato: la discoteca le aveva “spennate” dei liquidi che avevano dietro. Da quello che abbiamo capito dalle loro parti l’ingresso in discoteca si paga una cifra irrisoria contro le trentamila lire (se non ricordo male) di quella sera. Ci proponiamo, insistendo, di offrirlo noi e così si fa.

Nei giorni seguenti aumenta la fiducia, perché anche in spiaggia capita che ci vogliano vicino, per limitare i consueti attacchi dei tipi da spiaggia. Capiterà anche di andare in camera loro nell’ultimo giorno per farci una foto e quando ci affacciamo insieme dal terrazzo è l’apoteosi: tutti a chiederci (ognuno con un suo modo) come avevamo fatto (immaginando presumo di tutto e di più)!

   

DUE COMPAESANE E LE TRE CRISTINE 

Alcune settimane prima, parlando di vacanze con un paio di amiche del mio paese, si venne a scoprire che anche loro avrebbero fatto un periodo di vacanza a Rimini, coincidente con il mio; visto che loro però erano appiedate (senza auto) mi avevano anticipato che mi avrebbero cercato nell’albergo dove soggiornavo per andare una volta a ballare insieme in qualche discoteca dei dintorni.

Nel frattempo nel corso della settimana vacanziera (contemporaneamente alle tedesche…) conosciamo altre tre ragazze, venete. Curiosamente tutte con lo stesso nome: Cristina! No, non era affatto facile chiamarle.

Un giorno si fanno vive in albergo come promesso le due compaesane; si concorda di andare la sera del giorno successivo alla Baia imperiale.

Saputo della “trasferta” alla Baia imperiale, le tre Cristine, interessate anch’esse ad andarci almeno una volta, e dal momento che anch’esse stavano a piedi, si propongono di aggregarsi. La cosa comincia a farsi un po’ affollata, ma che si fa si rinuncia? Certo che no, abbiamo la fortuna di avere due auto. Tutti alla Baia imperiale!

 

 

ALLA BAIA IMPERIALE 

Per il viaggio ci dividiamo così: Francesco e Leonardo partiranno insieme alle tre Cristine; io sarei passato a prendere le mie due amiche all’albergo dove alloggiavano, per ritrovarci tutti alla Baia imperiale.
Per salire da Rimini centro alla discoteca c’era un (consueto) bestiale ingorgo di auto: malgrado avessimo cercato di anticipare, un’ora abbondante di tempo. Si arriva alle 0:30 davanti all’ingresso, ma ancora non è finita, perché pure trovare un parcheggio è un’impresa non facile. Così faccio scendere le mie amiche lì davanti: ci saremmo ritrovati tutti dentro. Finalmente parcheggio; torno all’ingresso, metto mani al portafogli per fare il biglietto e guardando dentro improvvisamente ricordo. Azz… avevo prestato 50mila lire quella stessa mattina a Leonardo per fare benzina; lui si era dimenticato di restituirmele e io di ritirare altri soldi al bancomat. Contando anche gli spiccioli arrivo a circa 27mila lire, contro le 30mila necessarie. E ora che faccio? Se torno a Rimini per ritirare i soldi tra andare e tornare faccio le tre! Chiedere se mi fanno entrare con lo sconto? Elemosinare da qualcuno la somma mancante? Non sono il tipo.
Mi appoggio sulle transenne che sbarravano il passo a ridosso dell’ingresso; non vedendomi, qualcuno dei miei amici penserà ad affacciarsi. Senza contare che Fra e Leo potrebbero ancora nemmeno essere arrivati e potrei beccarli qui davanti.

Passano i minuti e passa anche oltre mezz'ora; comincio a stancarmi li davanti, nessuno si vede. Possibile?

Mi fanno compagnia i due caratteristici centurioni a guardia dell'ingresso e un buttafuori che ad un certo punto si avvicina e un po' insospettito dalla mia presenza mi chiede spiegazioni: gli dico che sto aspettando amici.

Che però non si vedono.

Inizio anche un po' ad innervosirmi, è passata un'ora. Che fare? La serata sta andando persa...

Una coppia di transenne non è agganciata... quasi quasi ci provo: la sorveglianza pare non eccessivamente ferrea. Con pazienza, un centimetro alla volta, allargo il varco disallineandole; dopo una decina di minuti il passaggio mi sarebbe sufficiente per passarci. Devo solo aspettare il momento adatto di non avere gli occhi addosso.

Improvvisamente a pochi di metri da me, verso l'interno, si vede e si sente un po' di trambusto: una coppia di buttafuori stanno trascinando a braccetto un tipo che pare un po' brillo. Anzi è decisamente brillo, considerando che gli stando dando botte e lui quasi ci sghignazza sopra.

Ma, porca putt... Lo buttano fuori proprio attraverso il varco che mi ero aperto! E fatto ciò lo richiudono.

Per fortuna anche questa volta senza riagganciarle tra loro. Però devo ricominciare tutto da capo.

 

Un altro quarto d’ora per rifarmi il passaggio; ora devo trovare l’occasione per passare di là.

Ma non è facile: mi sento un po’ un osservato speciale, dopo quasi due ore che sto lì davanti, poi c’è pure l’ubriaco che continua a stazionare nei paraggi e attira maggiormente l’attenzione. Ad un certo punto di nuovo noto un certo movimento: ad una ventina di metri da me, proprio in corrispondenza dell’ingresso stanno spostando le transenne. A quanto pare una ferrari rossa sta per uscire dall’interno e non so chi ci sia stato dentro ma dev’essere stato un pezzo abbastanza grosso, visto il prodigarsi di tutti intorno a lui a fargli strada ,tra le transenne e la gente. Bene: l’occasione che cercavo; stanno talmente presi nel “leccare” lui che pare nessuno si preoccupi più d’altro, me incluso. Passo attraverso il mio varco. Sono secondi di batticuore; percorro i metri fino all’ingresso dell’edificio con la testa quasi incassata nelle spalle, come di chi si aspetta da un momento all’altro una mazzata tra capo e collo.

Sono dentro il locale. Per prima cosa mi dirigo verso i bagni: se uno dei buttafuori mi vede dentro e mi chiedesse il tagliando di ingresso perchè insospettito della mia lunga attesa fuori sarei fritto; perciò, per quel poco che posso, mi cambio un po' il look. Dall'elegante sportivo, con tanto di cravatta... via la cravata, sbottono la camicia, mi spettino più che posso: più sportivo che posso. Poi via alla ricerca dei miei amici. Dopo una decina di minuti riesco a beccare le due amiche che avevo scaricato all'ingresso, che abbastanza allarmate mi assalgono: "Ma che fine avevi fatto?" Ed io:"Vi spiego dopo; prima di tutto una di voi mi dia il proprio tagliando d'ingresso, tanto a voi non lo chiederanno mai, poi... ma gli altri?" A quanto pare non si erano visti per niente lì dentro, nelle oltre due ore che erano state lì. Gli spiego la mia "avventura" e per tutta risposta: "Che culo, sei entrato senza pagare!" Le fisso basito; non avevo ne parole ne voglia di controbattere.

Comunque da quello che avevo capito non si erano divertire granchè.

Inizio a girare per i vari ambienti del locale e anche fuori, ma niente: cinque persone svanite nel nulla.

Verso le quattro propongo di andare, sia perchè abbastanza stanco, sia perchè preoccupato dalla loro assenza: acconsentiscono senza problemi.

Lascio loro al loro albergo e torno al mio; entro in stanza: i due dormono come angioletti. Beh, meglio così in definitiva, ma domattina devono proprio spiegarmela 'sta storia!

 

 

LE CHIAVI DI LEO E … 

E' mattina relativamente presto, vengo svegliato da leggeri rumori di qualcuno che sta rovistando in giro per la camera: è Leonardo. Qualche minuto e finisce. Passa un altro lasso di tempo e apro gli occhi; di fronte a me a nemmeno un metro vedo la faccia di Leonardo che sdraiato nel suo letto mi fissa con occhi sgranati; la curiosità di sapere della sera prima è tanta, ma il sonno per il momento è di più, cerco allora di riaddormentarmi. Trascorrono credo pochi minuti e di nuovo sento vagare qualcuno per la stanza intento a frugare qua e là… Apro gli occhi è ancora Leo; chissà cosa sta facendo. Oramai il sonno è praticamente andato e voglio proprio sapere; intanto: “Ma cosa cavolo stai facendo?”

E lui: ”Non trovo più le chiavi dell’auto”.

“Ma… non le avevi già perse”

“Infatti…”

“E ne hai un’altra copia?” Ricordando che già ne aveva persa una pochi giorni prima.

“Quella che ho appena perso era l’altra copia!”

 “Ma sei sicuro?”

“Le ho cercate dappertutto!”

Mi torna in mente poi la sera precedente: “Ma che fine avete fatto ieri sera?”

Leo non risponde, non so se perché preso dalla ricerca delle chiavi o per mancanza di voglia. Guardo Francesco, che ne frattempo si era svegliato, e lui:

“Sai, l’auto di Leonardo ha qualche problema di carburazione…”

“Azz… si è rotta? Siete rimasti a piedi?”

“No, no, e che spesso alla ripartenza dai semafori si spegneva…”

“E allora?” Lo incalzavo io.

“Le tre Cristine hanno iniziato a prenderlo in giro, la cosa è degenerata, Leo si è imbestialito a tal punto che hanno litigato di brutto; serata in fumo: siamo tornati in albergo.”

Un film grottesco nelle ultime ore, anche se un po’ in fondo quasi mi veniva da ridere. Ero allibito, stentavo a crederci e avevo anche qualche dubbio che mi stessero prendendo in giro, ma la faccia di Francesco non era di uno che scherza. Non volevo approfondire oltre, anche perché poco c’era ancora da approfondire. Pensiamo ai problemi attuali: “Che si fa, non resta che andare da un meccanico, un carrozziere, qualcuno che possa fare qualcosa.”

Ci vestiamo, usciamo dalla camera e scendiamo alla hall; passando di fianco al bancone, poggiato sul piano di questo mi pare di vedere qualcosa di familiare: un mazzo di chiavi già viste: “Ma Leo, quelle chiavi…?”

“Sono le mie!”

Il proprietario ci spiega che le aveva trovate un inserviente sul prato del giardino che circondava l’albergo: in pratica Leonardo ricorderà di aver messo i suoi jeans (con dentro le chiavi) a cavallo della ringhiera del terrazzo della camera, con la parte superiore verso l’esterno del terrazzo. Ed erano volate di sotto.

 

Tutto e bene quel che finisce bene. 

In definitiva, la mia prima e unica esperienza a Rimini/Riccione (non sono tipo da riviera Adriatica) è stata uno spasso, non tanto per il mare (è proprio la motivazione principale per cui non costituisce la mia attrattiva principale), quanto perché non ci siamo annoiati un minuto e poi… volete mettere?
Non riuscivamo a tenere testa a tutte le ragazze che avevamo intorno (sarà che la dote principale che riconoscevano in noi era… avere due auto a disposizione per andare a spasso? 😏)
E anche se non ci abbiamo combinato poi nulla… volete mettere? A volte è quasi più appagante suscitare l’ammirazione di tutti (per ciò che loro pensavano, perché noi non ci siamo mai minimamente vantati di ciò che mai c’è stato…) che “combinare”! 😁

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